Gioia Tauro - A distanza di alcuni mesi dalla posa della prima pietra per la costruzione della nuova chiesa dedicata a San Gaetano Catanoso, avvenuta il 20 settembre dell'anno scorso, sono ormai iniziati da qualche tempo i lavori che porteranno alla realizzazione del tempio intitolato all'umile santo reggino, su un terreno confiscato alla 'ndrangheta. La soddisfazione in parrocchia è grande così come si evince chiaramente anche dalle parole di don Pasquale Galatà. «Finalmente, dopo tanto penare - dice il parroco - siamo arrivati all'inizio dei lavori. Qui si sta concretizzando quella che è la forte volontà della Chiesa diocesana e del vescovo, monsignor Luciano Bux, il quale vuole indicare ai fedeli il percorso secondo il pensiero di Dio in una terra dove per decenni, se non per secoli, si è vissuto un cristianesimo un po' confuso, un cristianesimo acefalo, autoreferenziale, dove ognuno interpretava e interpreta ancora, purtroppo, il Vangelo in base ad una propria convenienza. Ed ecco che, in questo caso, il vescovo ha inteso dare una direttiva precisa: si è cristiani soltanto se si vive in un certo modo, cioè nella legalità a tutti i livelli». Don Pasquale, questo messaggio viene pienamente recepito dalla comunità parrocchiale? «Credo di sì, perché sento che le persone ascoltano. A parte il messaggio che proviene dal vescovo, anche dall'ambone facciamo la stessa cosa, come pure nella catechesi. Poi la gente riprende questi messaggi e li porta nei luoghi privati e nel dialogo fraterno che si articola nella vita sociale». Lei afferma che si è veri cristiani se si vive nella legalità. E' una provocazione forte in una terra di 'ndrangheta. «Ciò non vale solo per la comunità gioiese e della Piana ma vale per tutto il territorio nazionale, anche alla luce di quanto si sta verificando lontano da questa realtà. Non si può essere cristiani, ripeto, se non si ha la capacità di rivedersi e misurarsi, innanzitutto con la legge di Dio, che è immutabile ed eterna; e poi con la legge degli uomini purché questa non sia in urto con la legge di Dio. E' importante, quindi, che da parte del cristiano ci sia la volontà di confermare e di scegliere la legge di Dio,che è la via del bene e non quella del male ». La parrocchia, dunque, intesa anche come presidio di legalità? «Quando il vescovo Bux ha aperto questa parrocchia c'era e rimane pure tale obiettivo in un territorio nel quale c'è estremo bisogno di diffondere la cultura della legalità». Dalle parole di don Pasquale Galatà si percepisce che nella comunità parrocchiale di San Gaetano Catanoso è in atto un percorso in cui si tende fortemente alla concretizzazione di un binomio da cui non si dovrebbe prescindere, ossia legalità e cristianesimo. Insomma, secondo il messaggio del vescovo Bux e di don Galatà, legalità e cristianesimo debbono essere un tutt'uno, uno stile di vita dove le contraddizioni non possono giustificarsi. Anche questo è un pezzo di Gioia Tauro e di Calabria, un piccolo segmento della nostra realtà nel quale, con umiltà e silenzio, si lavora per il bene dell'uomo.
Sabrina Esposito

