Reggio Calabria - La capogruppo del Pd in Commissione Antimafia, Laura Garavini, con gli altri deputati del partito presenti in Commissione, ha presentato una interrogazione parlamentare sulla vicenda di Maria Concetta Cacciola, la testimone di giustizia che si è suicidata a Rosarno.
''Vi sono - ha detto Garavini - molte cose poco chiare in questa vicenda: perché la Cacciola era stata ammessa al programma dei collaboratori di giustizia e non a quello dei testimoni di giustizia, pur non avendo commesso nessun crimine? Perché sia stata tenuta lontana dai figli? Come mai era potuta rientrare nel proprio paese senza che il Ministero dell'Interno ne fosse informato o si attivasse per sostenerla adeguatamente in una fase così delicata della sua vita? Bisogna anche capire se su queste decisioni ci fosse stata piena intesa tra la Commissione Centrale di Protezione e la magistratura calabrese. Decidere di considerare tutte le mogli o le compagne che testimoniano, da innocenti, sulle responsabilita' dei loro mariti e compagni come se fossero delle collaboratrici di giustizia è fortemente penalizzante, sia per il rapporto con eventuali figli che nel percorso di reinserimento sociale. Forse non è un caso se questo non è il primo suicidio di una donna in questa condizione''. (red)

