Reggio Calabria - Di seguito, pubblichiamo la nota a firma di Alessandro Gioffrè d'Ambra, Club UNESCO "Re Italo" di Reggio Calabria:
"Non di rado si ricorda che Reggio sia posta nel centro del
Mediterraneo. Non si tratta, ovviamente, solo di una posizione geografica, con lo status climatico, orografico e florofaunistico che ne deriva, ma anche di un'eredità socio-culturale dipesa dalle vicende che storicamente hanno caratterizzato la città. Se i popoli Pelasgici e quelli Italici (così dovremmo definirli - similmente a come si è fatto per la penisola Iberica - dato che il toponimo 'Italia' rappresentava la parte meridionale della Calabria) precedenti l'arrivo dei Greci sono spesso dimenticati, di certo non lo sono tutti quelli che a partire da questi ultimi si sono stanziati a Reggio; popoli provenienti da oriente e da occidente, da nord e da sud. Tuttavia la città, anche per colpa dei terremoti che periodicamente l'hanno distrutta, nonché di una cultura volta al disinteresse turistico, fatica a mostrare all'italiano ed allo straniero la varietà delle sue vicissitudini storiche: lo si nota subito dall'infrastruttura stradale, elemento di proprietà ed interesse pubblico e che quindi dovrebbe essere curato con più facilità rispetto, ad esempio, agli edifici privati. Metropoli mediterranee come Napoli o Barcelona e megalopoli come Ýstanbul si possono permettere di dirigere grande attenzione verso costruzioni monumentali di pregio distogliendola dalla pavimentazione cittadina la quale si trova, spesso, ricostruita ex novo; si pensi, rispettivamente, a via Toledo, ai vicoli del Barri Gotic, del Raval o della Ribera ed a strade come caddesi Ýstiklâl o caddesi Divanyolu: le pavimentazioni sono state ricostituite senza rispetto per l'originalità storica. In una città di medie dimensioni come Reggio le opere monumentali d'interesse artistico sono più ridotte e la pavimentazione del manto stradale acquista importanza. Con il progetto IBICO il Club UNESCO di Reggio si propone (in forma volontaria e senza finanziamenti) di catalogare beni architettonici, ed artistici in genere, nascosti; mentre le amministrazioni comunali degli ultimi decenni non si sono degnate di riportare alla luce un patrimonio cittadino quale la pavimentazione in pietra lavica che riveste tutte le strade del centro storico, ricoperta in passato (evidentemente per idea di un maniaco) con il bitume. Personalmente durante visite di delegazioni, o anche solo di amiche straniere, ho provato vergogna nel dover necessariamente mostrare lo stato in cui versano le strade del centro di Reggio (in questo contesto non entro nel merito di quelle degli altri quartieri). La pavimentazione in pietra (ne è esempio il lavoro eseguito in piazza Carmine) ha il vantaggio di essere più resistente, richiedere meno manutenzione e spingere i conducenti delle autovetture a ridurre la velocità di crocera; l'altro - enorme - vantaggio sta nel fattore estetico. La vicina cittadina di Catanzaro ha, da alcuni anni, risistemato il suo corso Mazzini restituendogli una certa originalità. Perché fino ad adesso il Comune di Reggio non è intervenuto per un restauro delle strade reggine eliminando l'asfalto che le ricopre? (Asfalto che in molti punti del corso Garibaldi e di altre vie si sta disgregando, quasi a voler testimoniare un rifiuto della pietra per l'artificioso bitume.) Problemi tecnici puntuali potrebbero essere risolti modificando la larghezza della fuga tra una pietra e l'altra a seconda del risultato che si voglia ottenere. Il breve tratto riammodernato del corso, in corrispondenza della traversa via Biagio Camagna, rappresenta - invece - un esempio di come non debba essere eseguito un restauro: lastre di un conglomerato di scarsa qualità (le stesse utilizzate per le zone pedonali di via Giudecca dopo i lavori del tapis-roulant) ricoprono l'intera larghezza della strada; i marciapiedi in pietra calcalrea sono probabilmente andati persi e la pavimentazione in pietra lavica soggiace, forse, alla pavimentazione attuale. Sarebbe auspicabile il ripristino della pavimentazione in pietra ('antica' eppure 'moderna', essendo stata realizzata successivamente ai piani regolatori post 1908) quanto meno nelle vie più centrali e percorse, come via Miraglia, via XXI Agosto, via del Torrione, il già citato corso Garibaldi, largo Colombo (ripristinato e nuovamente ricoperto parzialmente), piazza Duomo, piazza Castello o i collegamenti tra il corso Vittorio Emanuele III ed il Lungomare Italo Falcomatà, piuttosto che in strade nascoste o senza uscita ed in sparute salite. L'amministrazione comunale dovrebbe, insomma, rendersi conto che la pietra attualmente soggiacente al bitume rappresenti l'ottimale soluzione e l'asfalto un'oscenità che non può essere sopportata oltre. Una migliorìa non invadente - ovvero nel rispetto della sua storia - dell'aspetto estetico della città (spesso poco considerato) porterebbe anche ad un maggior rispetto della città stessa da parte dei cittadini, oltre che ad un maggior afflusso di turisti dall'esterno". (com)

