Reggio Calabria - «Osare il Vangelo: dal pozzo al cuore della città. La trasmissione della fede e la nuova evangelizzazione». È stato questo il tema del convegno diocesano tenutosi al Teatro Grandinetti alla presenza di Mons. Luigi Antonio Cantafora, vescovo di Lamezia Terme.
All'evento si è registrata anche la presenza dei sacerdoti diocesani Don Pino Falvo e Don Giacomo Panizza. Ad introdurre i lavori è stato Don Pino Falvo che ha evidenziato come "tutte le Chiese, compresa la nostra hanno bisogno di un nuovo slancio missionario, espressione di una nuova generosa apertura al dono della grazia. Dobbiamo impegnarci per una catechesi programmata e ben preparata che, partendo dal riproporre la fede in Gesù Cristo, offra le verità essenziali del mistero eucaristico". Don Falvo ha poi aggiunto: "La speranza è, che quanto emergerà da questo nostro incontro, possa essere ricchezza per le nostre comunità, impegnate generosamente nel lavoro quotidiano di evangelizzazione". In merito all'imminente Visita Pontificia Don Pino Falvo ha evidenziato: "Il Papa verrà a confermarci nella fede, a rafforzarci nella nostra speranza. Il Santo Padre ci trova in cammino e ci lascerà in eredità nuove possibilità di crescita personale, ecclesiale e civile. Relatore del convegno è stato Don Gianfranco Calabrese, direttore dell'Ufficio catechistico della Diocesi di Genova, parroco e teologo. Straordinaria è stata aa riflessione di don Calabrese , che ha seguito dei punti cardine ben precisi: dal neopaganesimo contemporaneo alla pastorale in città e nella parrocchia; dalla riscoperta del grande tesoro che è la tradizione cattolica al riconoscimento dei bisogni dell'altro per accogliere e annunciare il Vangelo. Ciò per ribadire che il cristianesimo è un cammino di liberazione e di riconoscimento alla propria vocazione alla santità e per evidenziare, inoltre, l'inscindibile rapporto tra la pastorale e la vita spirituale. "In questo nostro tempo viviamo una condizione di neopaganesimo che è peggio del paganesimo stesso - ha affermato il direttore dell'ufficio catechistico di Genova - Nella società attuale il cristianesimo è contaminato. Il consumismo impera e genera il vero peccato di questa nostra età contemporanea che è l'idolatria". Ripercorrendo una attenta analisi del mondo d'oggi, don Calabrese ha poi esortato i presenti ad essere testimoni di " un cristianesimo vero, integrale, quasi da eroi. Papa Benedetto XVI - ha espresso il teologo - afferma che non c'è separazione tra fede e vita. Il filosofo francese Jacques Maritain col suo pensiero ha risposto all'Illuminismo e a chi pensava che fosse possibile una vita, un'umanità senza Dio". Con toni pacati e informali, Don Calabrese ha invitato laici e religiosi a svecchiare le parrocchie di quel tradizionalismo e di quel conservatorismo che ne uccide la vera essenza e la reale missione. "Ai segni, ai gesti, bisogna dare significato - ha sottolineato ancora il teologo - Se diamo corpo e anima al rito, allora i fedeli fanno propria la liturgia. Via il pessimismo dalle comunità parrocchiali, perché essere pessimisti vuol dire non avere fede, significa pensare che Dio non ci sia più". Don Calabrese ha poi rimarcato: "Nella Chiesa lo straniero, il disabile, l'anziano, si devono sentire come a casa propria. Bisogna superare pregiudizi, peccati personali e sociali e farci abbracciare dalla grazia che ci eleva. Dobbiamo lavorare sulla qualità della proposta - ha asserito il sacerdote - se ciò che proponiamo è valido, allora la risposta del credente non si farà attendere".
Elia Fiorenza

