Reggio Calabria - ''La visione della politica in Calabria come di una grande opportunità di collocamento di risorse lavorative e clientelari può essere considerata un serio campanello d'allarme. Il rischio che si corre è di diffondere questo approccio al di fuori della regione''. Lo ha dichiarato ieri sera ad Aosta Mario Andrigo, sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria.
''Dal processo sull'omicidio di Francesco Fortugno - ha aggiunto - è nato quello all'ex consigliere Crea. In una importante intercettazione riportata nella sentenza Crea il consigliere fa una sorta di classifica degli assessorati della Calabria stilata in base al budget assegnato a ciascuno. Ciò che più mi ha stupito è stata la totale assenza di conseguenze nel mondo politico calabrese in seguito alla diffusione di queste informazioni, evidentemente c'è la tendenza a ritenere fenomeni simili soltanto dei casi isolati. Il vero punto debole è la delega integrale della soluzione dei problemi al mondo giudiziario, che causa una deresponsabilizzazione dal punto di vista etico e morale. Il problema che si vive in Calabria non è tanto il controllo diretto della 'ndrangheta sulla politica, quanto il fatto che la politica sia interamente vissuta come un modello per trovare un'occupazione e per accedere a un sistema di crescita progressiva che si realizza portando più voti di altri a un determinato candidato. In questo modo non si tutela solo il proprio interesse ma anche quello di amici e parenti, creando un vero e proprio sistema di clientela. Infiltrazioni e collusioni delle cosche, in assenza di questo sostrato, probabilmente non sarebbero così gravi''. (red)

