Catanzaro - «Possiamo trovare piccole gocce di eternità nella nostra esistenza: l'amore, il perdono, la bellezza, la gioia. In questa visione, il paradiso è il compimento del bene, nell'azzeramento del male». Lo ha detto il cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, alla presenza di circa un migliaio persone tra sacerdoti, operatori pastorali e laici, durante il convegno sul senso e significato delle realtà ultime, ovvero morte, giudizio universale, inferno e paradiso, organizzato, nei giorni scorsi, dalla Arcidiocesi catanzarese al teatro Politeama di Catanzaro.
I lavori della prima sessione, moderati da monsignor Natale Colafati, direttore dell'Istituto teologico calabro, hanno visto l'apertura di mons. Bertolone che ha spiegato come «Introdurre un tema escatologico non è facile: ci si trova infatti di fronte a questioni sottoposte a profondi cambiamenti. Tuttavia, non dobbiamo temere di toccare i grandi temi oggetto della speranza ultima, troppo spesso rimossi dal nostro linguaggio». Ha proseguito il vescovo: «Per questo affrontare a viso aperto la tematica escatologica mi sembra particolarmente importante per un vescovo e, in generale, per un cristiano del nostro tempo, che è chiamato, come Mosè, a camminare nelle nebbie e nelle oscurità di questo mondo come se vedesse l'invisibile e che deve riprodurre in sé qualcosa della fede e speranza di Abramo, che credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e non vacillò nella fede».
Analizzando la situazione culturale attuale, in cui «il materialismo e il consumismo hanno fatto il resto nelle società opulente, facendo perfino apparire sconveniente che si parli ancora di eternità fra persone colte e al passo con i tempi», Mons. Bertolone ha sottolineato la necessità di recuperare la dimensione escatologia della fede cristiana. A fargli fatto eco il cardinale Amato, richiamando la profondità del tema delle realtà ultime dal punto di vista teologico, liturgico, artistico e letterario e rimarcando l'opportunità di «una pastorale sempre più attenta alla nuova evangelizzazione: v'è bisogno, in particolare, di una rieducazione liturgica capace di formare concretamente il vissuto dei fedeli, obiettivo che chiama i sacerdoti a essere segno visibile della presenza di Gesù Maestro e Buon Pastore, rendendosi protagonisti di una catechesi organica, permanente ed attenta ai continui, tumultuosi cambiamenti del tempo presente, sempre più schiavo d'un progresso e d'una tecnica slegati dalle ragioni della fede».
Nel corso della prima sessione è intervenuto anche don Luca Mazzinghi, docente nel Pontificio Istituto Bliblico di Roma, che ha argomentato sulle prospettive escatologiche veterotestamentarie. La serata si è conclusa con il concerto polifonico proposto dalla corale "San Vitaliano" di Catanzaro. «Un destino magnifico ci attende: non solo possedere Dio, ma partecipare alla sua stessa vita, essere investiti della sua luce per vedere come lui, per essere animati dal suo amore per amare come ama lui, unica speranza che varca il tempo». La seconda giornata, è stata caratterizzata dagli interventi, tra gli altri, di don Gaetano Di Palma, docente presso la Pontificia Facoltà dell'Italia Meridionale, che ha approfondito l'importanza della Risurrezione di Cristo in relazione alle realtà ultime. «La Risurrezione - ha affermato don Di Palma - inaugura i tempi nuovi, per i quali si realizza il progetto divino di guadagnare all'umanità la vita eterna, con il passaggio dei risorti dalla mortalità all'immortalità.
Resta una grande sfida: trasformare questo patrimonio di conoscenze e valori in sfida culturale ad una contemporaneità che spesso disconosce ed ignora, quando non combatte, i novissimi e Cristo stesso». Dopo i numerosi interventi monsignor Bertolone ha concluso: «La Chiesa deve essere, come e più che ai tempi di Paolo, testimone di Dio. È la strada maestra: quella di una Chiesa non ripiegata su se stessa, ma decisa a procedere in sintonia con l'uomo e in cerca del modo migliore di offrirgli la verità e la bellezza dell'incontro con Cristo, nella consapevolezza che la fede trasfigura l'esistenza, rendendola intensa, vibrante, appassionata e facendone la via per partecipare, nel modo più umano, al miracolo di esistere, costruendo già su questa terra con passione, generosità e gratuità, quel che ci attende. Giustizia, pace, bene comune: forse un'utopia, ma chi si sforza di vivere così diventa lo stupore di Dio e carica di eternità ogni attimo di vita».
Elia Fiorenza

