Reggio Calabria - Vincenzo D'Onofrio, pm della Dda di Napoli e tra gli artefici della cattura del boss Michele Zagaria ha detto che "tra i figli e i nipoti dei camorristi spira un vento nuovo, una voglia di cambiamento".
Il magistrato insieme ai colleghi Roberto Pennisi della Direzione nazionale antimafia e Giovanni Conzo della Dda di Napoli, dopo aver assistito allo spettacolo teatrale "Toghe rosso sangue" alla Casa della cultura a Roma è intervenuto dicendo "A Napoli, cosi' come nel resto della Campania, ma anche in Calabria, c'e' una gioventu' che vuole parlare. L'unico strumento che i mafiosi non sanno fronteggiare e' la parola: loro ricorrono alle armi e alla corruzione, la loro forza e' il silenzio".
"Ma ora - ha proseguito - soffia un vento diverso, io lo vedo nelle scuole dove andiamo a parlare, nei dibattiti: i figli di queste persone hanno voglia di cambiare le cose".
Pennisi ha invece parlato della Calabria, "una terra che oggi ha bisogno - ha dichiarato - di magistrati che le diano qualcosa, non che cerchino di prendere qualcosa per se'".
"I nostri colleghi uccisi - ha concluso - ci chiedono oggi di non essere i professionisti dell'antimafia, ma eroi silenziosi che fanno il loro dovere fino in fondo. Dobbiamo continuare a essere pubblici ministeri, cosi' come vuole la Costituzione. Il pm e' organo di giustizia, un magistrato che lavora non per interesse di parte, neanche dell'accusa. Solo cosi' potremo essere degni dello sguardo di chi ha rischiato la vita". (red)

