Reggio Calbria - L'arcivescovo di Catanzaro-Squillace, mons. Vincenzo Bertolone, nella sua omelia in occasione della Messa di Natale ha detto: ''A tutti la Chiesa deve ricordare la via della giustizia: alle vittime, affinche' gridino a Dio dolori e umiliazioni, protestando nella preghiera la via della giustizia piu' grande. Ai malvagi, perche' si convertano dopo la loro ingiusta condotta, riconoscendo, se datori di lavoro, a ciascuno il giusto salario, il diritto al lavoro, la propria dignita', il rispetto, la stima''.
''Ma il pentimento, la conversione e la giustizia - ha aggiunto - non si comprano in contanti ne' con carta di credito, ma si accendono di novita' per la carica di umanita' che sappiamo immettervi. E cosi', a loro volta, trasformano il 25 dicembre in un giorno diverso non perche' cosi' dica il calendario dei negozi, ma perche' l'uomo si mostra capace di guardare se stesso e gli altri con occhio diverso, con uno sguardo predisposto a scorgere il bene nascosto''. ''Il mistero del Natale - ha poi sostenuto mons. Bertolone - ci invita a riscoprire, tra il frastuono di luci e suoni della nostra civilta', la dimensione del silenzio nella quale agisce Dio. Fare silenzio significa non mirare esclusivamente alle cose che si e' capaci di rappresentare e di mostrare; vuol dire non rivolgere lo sguardo soltanto a cio' che ha valore tra gli uomini.
Cio' comporta il recupero del senso religioso della vita. Lasciamo che il nostro cuore, la nostra anima e la nostra mente siano toccati da cio' che stiamo vivendo anche quest'anno. Per questa via amoris Dio ci insegna a prediligere i piccoli, i deboli, ed orienta il nostro sguardo verso tutti i bambini sofferenti ed abusati nel mondo, quelli nati come quelli non nati. Verso i bambini-soldato impiegati in scenari di violenza e di guerra; verso i bambini che soffrono la miseria e la fame; verso i bambini che nessuno degna di affetto ed attenzioni''. ''C'e' bisogno - ha sostenuto il Presule - anche di nutrimento per l'anima. Dove la famiglia si rompe, il matrimonio va a pezzi e l'armonia si frantuma; dove le difficolta' si sentono dure e ostili; dove i sentimenti non sono ricambiati; dove manca il lavoro; dove per ragioni economiche non si puo' mettere su famiglia; dove non e' piu' garantita la dignita' della persona, li' e' la croce che ci interpella.
Qualcuno ci dira' che essa va rimossa, in ossequio ad una cultura che pretende tutto e subito, che esclude il rispetto per gli altri, che usa la sopraffazione per affermarsi, che non e' piu' sensibile alle tragedie che attraverso i mezzi di comunicazione arrivano direttamente dentro casa, che non ha cuore, che e' una cultura che porta alla morte. Ma il Natale testimonia che non e' cosi'''. (red)

