Reggio Calabria - Tutti possono fare di più. Nel loro piccolo e con piccoli gesti si può davvero aiutare il prossimo. Oggi, stasera, qui, a chi apparteniamo? Da che parte stiamo? Sono queste le parole che riecheggiano nell'Aula Magna dell'Ateneo Quistelli dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria. Un convegno conclusivo della terza edizione del corso di formazione sui diritti fondamentali dell'uomo organizzato dal centro Monoriti.
Un video come incipit del convegno che racconta le iniziative filantropiche del centro e che muove ad una riflessione del dott. Giuseppe Cogliandro, Presidente del Centro Monoriti, sulla legalità e sulla legittimità, che condividono la stessa matrice etimologica e semantica.
"Il sangue è un bene prezioso. Donare spendendo mezz'ora del proprio tempo è regalare una parte di noi". E' quanto dice il medico Giulia Pucci, del centro trapianti dell'azienda ospedaliera di Reggio Calabria, responsabile della banca del cordone ombelicale, in veste di ematologa e facente parte del consiglio direttivo dell'Adspem, centro donazione del sangue che ha sede al Morelli.
"Il sangue non si può fabbricare ma si può ottenere solo donando". La dottoressa Pucci riferisce di quanto la ricerca di sangue e piastrine, anche per una sola sacca, sia affannosa, difficoltosa e continua. Essere un donatore periodico con un sangue tenuto continuamente sotto osservazione rappresenta una garanzia dalla malattie infettive ed un supporto perenne per chi ha bisogno.
Il giovani sono il futuro della vita. Da circa 300 donatori in partenza si passa a 13.000 donatori circa ed alla nascita del centro trapianti di midollo osseo.
Durante il convegno "Legalità, cultura e solidarietà", vengono altresì proiettate parti del film "Alla luce del sole" girato anche grazie alle testimonianze di Suor Carolina Iavazzo, collaboratrice di Padre Pino Puglisi, sacerdote ucciso dalla mafia a Palermo nel 1933.
Suor Carolina interviene e ritira il premio Monoriti 2011 e dice: "la legalità è qualcosa che si deve sentire sulla pelle, dovremmo metterci in gioco tutti e chiederci 'io da che parte sto?'.
La legalità è la scelta di schierarsi e Padre Puglisi ha fatto uno scelta, si è schierato, a coloro che non hanno voce, ai semplici, alle persone della strada, non piegandosi allo strapotere dei mafiosi che allora come oggi, pensano solo ad arricchire se stessi".
Bisogna fare chiarezza in ognuno di noi "io a chi appartengo? Cosa voglio fare della mia vita? Io da che parte mi schiero". Suor Carolina parla di 3 strade che l'uomo può scegliere di imboccare, una striscia bianca che è la strada del bene, una strada buia, nera che è del male, e poi una striscia grigia che è la peggiore, che non ci permette nessuna appartenenza, la strada delle persone mediocri che ogni giorno vivono per sopravvivere, che non hanno un pensiero proprio, e che percorrono la strada della comodità, ponendosi al centro per non impegnarsi".
Conclude l'intervento citando una frase tratta dal libro "l'attimo fuggente" che dice: "non vorrei accorgermi alla fine della vita di non essere mai vissuto".
"Lasciamo il mondo un po' più pulito di come l'abbiamo trovato, - continua la Suora - a noi l'impegno, non solo della politica, delle amministrazioni, l'impegno di ognuno di noi, in cui ognuno faccia la sua parte".
Sulla tomba di padre Puglisi c'è scritto "Non c'è amore più grande di coloro che danno la vita per i loro amici. L'impegno di ciascuno di noi è quello di non piegarsi al potere mafioso, ma camminare a testa alta, senza dire grazie a ciò che ci spetta di diritto".
Padre Puglisi diventa un modello per ciascuno di noi, per poter rendere anche con i piccoli gesti questo mondo un po' più vivibile.
Anna Biasi

