Reggio Calabria - Un quinto delle segnalazioni di presunti casi di malasanita' all'esame della Commissione d'inchiesta sugli errori sanitari, riguardano episodi legati a gravidanza o al parto e, precisamente, 104 su 500. L'80% ha avuto come esito il decesso della mamma o del neonato. Evidente lo scarto regionale tra nord e sud, che parla di un Paese diviso da una sanita' ancora disomogenea. La meta' delle segnalazioni pervenute, infatti, riguarda le regioni Calabria e Sicilia rispettivamente con 32 e 20 segnalazioni. A partire da questi dati - che pur essendo parziali costituiscono un segnale significativo di disagio - la Commissione ha ritenuto necessario approfondire il tema della qualita' del percorso nascita in Italia, avviando un'indagine coordinata dall'on. Benedetto Fucci, conclusasi con l'approvazione di una dettagliata relazione.
I dati forniti dalle aziende sanitarie (cui va ricondotta la responsabilita' sulla regolarita' o incompletezza degli stessi) hanno costituito la base dell'analisi del campione relativo 344 punti nascita (sui 570 presenti in Italia). Analizzando le risposte ai questionari fornite da quattro regioni rappresentative di altrettante macroaree - Nord, Centro, Sud e Isole - emergono dati che sottolinenano la spaccatura tra nord e sud riguardo la percentuale dei tagli cesarei sul totale dei parti effettuati: in Veneto rappresentano il 29,5%, in Toscana il 26,6%, in Campania il 47,3%, in Sicilia il 52,9%. La percentuale media in Italia risulta essere del 35,4%.

