Reggio Calabria - "Devono considerarsi assolutamente significativi i risultati conseguiti dalle Procure se si tiene conto che il numero dei procedimenti iscritti nell'anno in esame per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso e' aumentato del 21%". Lo ha detto il presidente della Corte d'Appello di Reggio Calabria, Bruno Finocchiaro, nel corso della sua relazione in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario.
Nel citare il dato, Finocchiaro ha anche fatto una comparazione tra la densita' mafiosa del Reggino (27%) e quella della Campania (21%), della Puglia (2%) e della Sicilia (10%). Nella relazione vi e' anche la gestione dei beni sequestrati il cui valore e' di un miliardo e 400 milioni di euro. "Contro la mafia - e' sempre la relazione di Finocchiaro - gli organi requirenti reggini hanno cominciato ad adottare strategie sempre piu' diversificate volte all'individuazione ed eliminazione anche della cosiddetta zona grigia costituita da esponenti della politica, delle istituzioni e dell'imprenditoria alla cui attivita' e collaborazione le varie cosche mafiose sono riuscite spesso ad avere impunita' e ad inserirsi gradualmente nei gangli vitali della societa' civile".
Un passaggio della relazione del presidente della Corte d'appello di Reggio Calabria, Bruno Finocchiaro, e' stato riservato a quanti hanno chiesto di collaborare con la giustizia. "Varie persone - ha detto citando i dati forniti dal procuratore capo della citta' dello Stretto, Giuseppe Pignatone - tutte appartenenti alle cosche di questa provincia, hanno chiesto di collaborare con le autorita' dello Stato". Un fenomeno che ha registrato le cifre piu' rilevanti, con episodi che riguardano anche donne, tra i mesi di settembre e ottobre del 2010. "Circostanza - ritenuta da Finocchiaro - quasi inimmaginabile all'interno della 'ndrangheta, caratterizzata per sua natura, da una componente sostanzialmente familiare, da una serie di rituali, di tradizioni e da una forte e ben strutturata presenza sul territorio". Ma il percorso di tali collaboratori - ha specificato il Presidente della Corte d'appello reggina - "e l'accertamento della loro credibilita', tuttavia, si presenta particolarmente arduo e difficoltoso che, di certo, non aiuta a prendere le distanze e ad affrancarsi da quel codice 'etico' che regolamenta, in maniera, assolutamente rigida, la vita delle varie famiglie di 'ndrangheta". (red)

