Reggio Calabria - Secondo un'analisi dei bilanci di previsione dei Comuni italiani effettuata dallo Spi Cgil su un campione significativo che riguarda 7.537 Comuni distribuiti su tutto il territorio nazionale, l'aumento della pressione fiscale da parte dei Comuni nel 2011 non ha portato ad un adeguamento della spesa corrente e all'innalzamento del livello di copertura dei servizi.
Le tasse, che sono passate da 355,5 euro a 418 euro pro-capite, è determinato da un maggior gettito derivante da tributi federalisti, da quello relativo all'addizionale Irpef e da quello riferito alla tassa sui rifiuti solidi urbani. Dalla ricerca emerge infatti che a fronte di un aggravio delle tasse non e' corrisposto un adeguato livello di Welfare e anzi, le risorse sono in calo. Si tratta di "un quadro molto preoccupante sull'esercizio da parte delle amministrazioni locali delle proprie funzioni e in particolare di quelle relative alle politiche di sviluppo, agli investimenti e all'erogazione di servizi alla persona e collettivi" rileva Spi Cgil. A livello nazionale l'imposta sui redditi ha subito un aumento dell'11% mentre la Tarsu del 12%. L'Irpef ha subito aumenti maggiori a Roma (+82,5%), a Brindisi (+36,4%), a Bari (32%), a Napoli (15,6%) e a Firenze (15,2%). Casi limite quelli di Marsala, Carrara, Cremona, Lamezia Terme e Imola dove gli aumenti hanno superato il 100%.
Per quanto riguarda la Tarsu gli aumenti più sensibili si sono registrati nei Comuni capoluogo di provincia come Reggio Calabria (+64%), L'Aquila (+53%), Catania (35,4%), Lecce (+34%), Palermo (6%), Torino e Napoli (3%). (red)

