Reggio Calabria - “La legge 194 ha rappresentato un delicato equilibrio tra il diritto dei medici a svolgere la professione secondo la loro coscienza e quello delle donne ad interrompere la gravidanza nelle strutture pubbliche del servizio sanitario nazionale senza incorrere nei rischi connessi con la pratica degli aborti clandestini. Noi abbiamo aderito alla giornata nazionale sull’obiezione di coscienza che salvaguardia il diritto dell’obiezione ma nello stesso tempo sostenga la presenza nelle strutture sanitarie pubbliche, di una percentuale non inferiore al 50% di personale strutturato non obiettore facendo ricorso a bandi ad ok ove non sia già presente, favorisca l’attività dei consultori rispetto alla salute e al benessere psicofisico della donna e l’applicazione della 194 in ciascuna delle previsioni in essa contenute”.
E’ quanto dichiara Maria Antonietta De Fazio, coordinatrice regionale delle donne dell'Italia dei Valori della Calabria all’incontro promosso dai giovani idv sull’obiezione di coscienza che ha avuto scopo di incoraggiare un dibattito pubblico privo di pregiudizi e preconcetti.
“Quello che ci proponiamo- dice Valentina Tomaselli responsabile regionale giovani idv per la comunicazione- è di fornire una visione che si basi sulla constatazione innegabile che esiste un servizio che debba in ogni circostanza essere regolamentato e garantito, nel rispetto delle esigenze e delle sensibilità di tutti. Nello stato etico degli obiettori, la coscienza individuale risulta essere dominante e nonostante il riconoscimento giuridico dell’obiezione di coscienza per l’interruzione di gravidanza, è frequente che la stessa rappresenta una violazione gravissima e ormai ingiustificata del diritto fondamentale alla salute e all’autodeterminazione delle donne”. Interviene Rosaria Catanoso dei giovani Idv di Melito che descrive sia la prospettiva del Comitato Nazionale di Bioetica che la visione espressa dalla bioetica laica, per concludere con alcune chiarificazioni filosofico-morali su principi di autonomia e i libertà, i soli che, in epoca di pluralismo etico, possono servire per orientarci.
“Il principio autonomia – dice la Catanoso- mostra come nell’autonomia stessa si scavi il momento primo della responsabilità. L’autonomia in questa luce è un darsi insieme di libertà e rispetto reciproco, prendendo avvio come primo momento il farsi carico della vita propria e di quella altrui”. Hanno dato un contributo, intervenendo all’iniziativa Marsia Modola presidente Udi e Antonella Tassitano di “Se non ora Quando” e poi è intervenuto Marco Ielo, giovane Idv anch’egli che ha affrontato la questione dal punto di vista legale.“Il personale medico e ausiliario può essere esonerato dal prendere parte alla procedura di interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, tuttavia ciò non esonera il sanitario dall’assistenza antecedente e conseguente. A tal fine sono previsti programmi annuali d’aggiornamento, promossi dalle Regioni. Fondamentale il ruolo di assistenza e informazione dei consultori familiari. Importante è la figura del giudice tutelare, nel caso della donna minorenne o incapace perché può autorizzare la donna ad abortire con atto non impugnabile, in base alla relazione trasmessa dal medico o struttura ospedaliera, anche contro l'assenso di chi ne ha la potestà o tutela”. (com)

