Reggio Calabria - 'Quella fatta da Alfredo D'Attorre, Commissario regionale del Pd in Calabria, e' stata, tra le possibili, senz'altro la scelta piu' difficile e conseguentemente quella meno pavida: di questo, almeno, gli va dato atto''. E' quanto ha dichiarato Antonio Bevacqua, dirigente del Pd, a seguito della decisione, presa dal massimo esponente calabrese del partito di rinviare sine die le procedure congressuali avviate.
''Il rischio che il tutto si trasformasse in ''sangue e arena'' era altissimo, ma ancora piu' alto era (e rimane) il rischio che la democrazia interna del partito fosse soffocata dall'attuazione di regole che consentono (purtroppo ancora) commistioni di ruoli e conflitti di interesse incredibili. Capita cosi' che un parlamentare - dice Bevacqua - decida di essere eletto a guida regionale del partito senza curarsi del dubbio che una siffatta scelta ingenera in ordine alla disponibilita' di tempo da dedicare alla nuova funzione, alla necessita' di risiedere in Calabria, al naturale conflitto d'interessi esistente tra organo d'indirizzo e di controllo (il partito) e rappresentante istituzionale (il parlamentare), all'evidente potere di influenza sulle candidature''. ''L'errore principale sta ovviamente nel non aver previsto statutariamente un argine - continua Bevacqua - tra le diverse funzioni, limite che, invece, andrebbe opposto a tutti gli eletti nelle istituzioni, al fine di evitare -almeno formalmente- l'antica prassi di fungere da controllori ed al tempo stesso da controllati''.

