Rosarno (RC) - ''Gli oltre 2000 braccianti stranieri, quasi tutti africani, nella Piana di Rosarno vivono come uomini trasparenti: presenti quando c'e' da spezzarsi la schiena in campagna ma invisibili per lo Stato e senza alcuna protezione giuridica''. E' il bilancio emerso dal monitoraggio autunno-inverno 2011/12, raccontato nel Dossier Radici/Rosarno di Fondazione IntegrA/Azione e Rete Radici, presentato a Palazzo MAdama, che ha indagato le condizioni lavorative, abitative e sanitarie senza trascurare il livello di integrazione e il rapporto con il territorio, determinato anche dal sistema politico e legislativo dentro al quale questa tipologia di lavoratori si trova a operare.
Da diversi anni Rosarno - si legge nel dossier - e' la meta invernale degli invisibili. Nell'ultima stagione agrumicola se ne sono contati, incrociando dati della Prefettura con altre fonti ufficiali come gli ispettorati del lavoro, almeno 2000. Tutti uomini principalmente provenienti dall'Africa subsahariana (il 22% dal Mali, seguono il Senegal con il 15%, Guinea con il 13%, e la Costa d'Avorio con quasi il 12%), in un'eta' media di 29 anni (la fascia d'eta' degli over 31 e' preponderante con il 46% dei lavoratori) e senza permesso di soggiorno (il 72% e' irregolare contro il 28% dei regolari). L'87% di loro svolgeva lavori manuali nel paese d'origine, ma con una grande varieta' professionale: a raccogliere le arance di Rosarno sono sarti, meccanici, saldatori e elettricisti. Ma anche ragazzi che nel loro paese erano studenti, poliziotti, agenti assicurativi, politici locali e soldati dell'esercito. Arrivare a Rosarno ha significato livellarsi all'unica domanda di lavoro possibile e perdere la propria specificita'. La quasi totalita' della popolazione immigrata a Rosarno e dintorni, e cioe' piu' dell'80%, ha avanzato domanda di protezione internazionale. Ben il 90,7% degli intervistati lavorerebbe a nero (contro il 75% dello scorso anno), dalle ispezioni effettuate dalla Direzione provinciale del Lavoro di Reggio Calabria in tutta la Piana di Gioia Tauro, infatti, su un totale di 1082 posizioni lavorative verificate, solo il 9% riguarda cittadini extracomunitari. I salari del 55,6% dei campesinos si aggirano tra i 20-25 euro per 8-10 ore lavorative al giorno (contro il 76,37% dello scorso anno) e aumentano i lavoratori pagati ''a cassetta'' (37,4% contro il 10,44% dello scorso anno), con un prezzo standard di 1 euro a cassetta per i mandarini e 0,50 euro per le arance.
Mediamente il 60% di loro riesce al lavorare dai 3 ai 4 giorni a settimana, ma una percentuale consistente di braccianti, e cioe' il 24,7%, lavora meno di 2 giornate a settimana. Il caporalato resta un'abusata modalita' d'ingaggio. Sebbene infatti la meta' degli intervistati abbia dichiarato di trovare lavoro in piazza, ben il 20% dichiara di trovare lavoro tramite un kapo' migrante (quasi il 5% tramite un kapo' bianco), ovvero una figura di intermediario tra il gruppo degli africani e i datori di lavoro.

