Il Pollino continua a bruciare. La situazione è grave, dicono, ma sotto controllo. Da lunedì 16, da quando sono stati appiccati i primi focolai – perché è di dolo, che si tratta - le fiamme non accennano a diminuire, distruggendo, senza tregua, ettari ed ettari di vegetazione, sfidando le forze del Corpo Forestale dello Stato, dei Vigili del Fuoco, e dei tanti volontari che da giorni, tentano strenuamente di proteggere le nostre montagne, la nostra splendida natura, il nostro meraviglioso Parco.
Un Parco che resiste, languendo ormai da interminabili ore, sotto l’attacco incessante delle fiamme, che come demoni malvagi distruggono, annientano, abbattono. Quasi mille ettari di macchia mediterranea e danni incalcolabili per l’area protetta più vasta d’Italia, una delle prime in Europa.
La natura selvaggia, incontaminata, splendida ed affascinante del maestoso Pollino, sotto scacco a causa di chi, per interessi, per follia, o solo per “divertimento” – poco importa perché – ha voluto sferrare un attacco, come ammesso dallo stesso Pappaterra, “a 360 gradi, con più focolai ed inneschi disposti scientificamente”. Tanti, ed in diversi punti del Parco, da Monte Canino a Conca del Re, dalla Manfriana a Pollinello, fino a su, verso le vette del Dolcedorme, dove vivono, indisturbati da secoli, i meravigliosi Pini Loricati, alberi simbolo della nostra terra, che si innalzano maestosi verso il cielo, come straordinarie sentinelle a difesa dei monti.
Sembravano invincibili i nostri “guardiani”, resistenti al vento battente delle cime, alla neve ed al gelo, sopravvivendo dove nessun altra specie potrebbe. Sono tanti quelli presenti sul Pollino, dove vivono in una nutritissima colonia che, insieme agli esemplari dei Balcani, costituisce una delle specie arboree più rare di tutto il pianeta. Ed invece sono là, inermi, loro, che per crescere anche solo di un centimetro impiegano fino a vent’anni, minacciati dalle fiamme ed annientati dalla stupidità di chi pensa di attaccare le Istituzioni, i cittadini, il senso civico, distruggendo quanto di più prezioso possiede il nostro martoriato Sud: la Natura.
Fa male assistere allo scempio che si sta consumando sui Monti del Pollino. Da Castrovillari a San Basile, da Saracena a Morano, da Frascineto fino giù a Sibari ed a tutta la costa Jonica, lo spettacolo è devastante. Di giorno il fumo rossastro rende l’aria pesante, quasi irrespirabile, densa e soffocante. Di notte il bagliore rosso delle fiamme illumina il buio con lapilli, lingue di fuoco e schegge luminose. Un vulcano. La catena montuosa del Pollino, il Parco Nazionale più vasto e suggestivo d’Italia, arde ed erutta, senza sosta, senza tregua. A dispetto dei canadair, degli elicotteri e dei numerosi mezzi speciali messi a disposizione dalla Protezione Civile che lavorano, incessantemente, da giorni, per mettere fine a questa ignobile, quanto assurda distruzione. Una distruzione che forse poteva essere evitata.
Ma nessun giudizio o sentenza, anzi. Lasciando da parte le polemiche, che come nelle più classiche delle storie italiane, sembra essere l’epilogo finale di ogni tragedia, ciò che ci si auspica è che fatti di questo genere non accadano mai più. E che la tutela del bene comune ed il buon senso dell’uomo, contribuiscano seriamente alla salvaguardia ed alla difesa, costante e concreta, della immensa ricchezza di tutto il nostro territorio.
Caterina Padula

